Android

Android

Android è un sistema operativo per dispositivi mobili sviluppato da Google Inc. e basato sul kernel Linux; non è però da considerarsi propriamente né un sistema unix-like né una distribuzione GNU/Linux,bensì una distribuzione embedded Linux, dato che la quasi totalità delle utilità GNU è sostituita da software in Java.

È un sistema embedded progettato principalmente per smartphone e tablet, con interfacce utente specializzate per televisori (Android TV), automobili (Android Auto), orologi da polso (Wear OS), occhiali (Google Glass), e altri.

Ad aprile 2017 Android è il sistema operativo per dispositivi mobili più diffuso al mondo, con una fetta di mercato attestatasi a quota 62,94% sul totale, seguito da iOS con il 33,9%. Nello stesso mese supera anche il marketshare come OS più utilizzato per navigare in rete, superando di fatto il sistema operativo Windows che, fino ad allora, aveva il più alto marketshare al mondo.[7]

Lo sviluppo di Android prosegue attraverso l’Android Open Source Project il quale è software libero con l’esclusione di diversi firmware non-liberi inclusi per i produttori di dispositivi e delle cosiddette “Google Apps” come ad esempio Google Play. È distribuito sotto i termini della licenza libera Apache 2.0] riservandosi di non-includere software coperto da licenze copyleft.

Storia

Nell’ottobre 2003 Andy Rubin (cofondatore di Danger), Rich Miner (cofondatore di Danger e di Wildfire Communications), Nick Sears(vicepresidente di T-Mobile) e Chris White (principale autore dell’interfaccia grafica di Web TV), fondarono una società, la Android Inc. per lo sviluppo di quello che Rubin definì «… dispositivi cellulari più consapevoli della posizione e delle preferenze del loro proprietario».

Inizialmente la società operò in segreto, rivelando solo di progettare software per dispositivi mobili. Durante lo stesso anno il budget iniziale si esaurì, motivo per cui fu fondamentale un finanziamento di 10 000 dollari da parte di Steve Perlman (amico intimo di Rubin) per poter continuare lo sviluppo. Steve Perlman consegnò a Rubin il denaro in una busta ma rifiutò ogni proposta di partecipazione al progetto.

Il 17 agosto 2005 Google ha acquisito l’azienda, in vista del fatto che la società di Mountain View desiderava entrare nel mercato della telefonia mobile. È in questi anni che il team di Rubin comincia a sviluppare un sistema operativo per dispositivi mobili basato sul kernel Linux. La presentazione ufficiale del “robottino verde” avvenne il 5 novembre 2007 dalla neonata OHA (Open Handset Alliance), un consorzio di aziende del settore Hi Tech che include Google, produttori di smartphone come HTC e Samsung, operatori di telefonia mobile come Sprint Nextel e T-Mobile, e produttori di microprocessori come Qualcomm e Texas Instruments Incorporated. Il primo dispositivo equipaggiato con Android che venne lanciato sul mercato fu l’HTC Dream, il 22 ottobre del 2008.

Dal 2008 gli aggiornamenti di Android per migliorarne le prestazioni e per eliminare eventuali problemi di sicurezza delle precedenti versioni sono stati molti.

Dalla versione 1.5 ogni aggiornamento o release, similmente a quanto accade per molte versioni di Linux, segue una precisa convenzione alfabetica per i nomi, che in questo caso sono quelli di dolci: le versioni 1.0 e 1.1 non hanno un nome di dolce e sono identificate col solo numero di versione (tuttavia la seconda, durante lo sviluppo, fu nominata in via ufficiosa Petit Four, in omaggio agli omonimi dolcetti), la 1.5 venne chiamata Cupcake, la 1.6 Donut, la 2.1 Eclair, la 2.2 Froyo (yogurt gelato), la 2.3 Gingerbread (pan di zenzero), la 3.0 Honeycomb, la 4.0 Ice Cream Sandwich, la 4.1 Jelly Bean, la 4.4 Kit Kat in seguito a un accordo con la Nestlé poi la 5.0 Lollipop. Il 5 ottobre 2015, tocca alla 6.0, col nome Marshmallow. Per la versione 7.0 N, Google lancia la possibilità di far scegliere agli utenti il nome della prossima versione, e tra i nomi possibili compare Nutella. Il 30 giugno 2016 viene annunciato ufficialmente il nome della versione successiva che il 22 agosto è pronta ad apparire sugli smartphone Android con il nome di Nougat (torrone). Il 22 agosto 2017 viene rilasciato Android 8.0 Oreo, previa concessione di Mondelēz. Il 6 agosto 2018 viene pubblicato Android 9.0 Pie. Nel marzo 2013 Larry Page annuncia che Andy Rubin ha lasciato la presidenza di Android per dedicarsi ad altri progetti di Google. Viene rimpiazzato da Sundar Pichai.

Descrizione

Android adotta una politica di licenza di tipo open source (escluse alcune versioni intermedie),] e si basa sul kernel Linux. La licenza (Licenza Apache) sotto cui è distribuito consente di modificare e distribuire liberamente il codice sorgente. Inoltre, Android dispone di una vasta comunità di sviluppatori che realizzano applicazioni con l’obiettivo di aumentare le funzionalità dei dispositivi. Queste applicazioni sono scritte soprattutto in linguaggio di programmazione Java.

Nell’ottobre 2012 le applicazioni disponibili presenti sul market ufficiale Android (Google Play) hanno raggiunto le 700.000 unità.[Questi fattori hanno permesso ad Android di diventare il sistema operativo più utilizzato in ambito mobile, oltre a rappresentare, per le aziende produttrici, la migliore scelta in termini di bassi costi, personalizzazione e leggerezza del sistema operativo stesso, senza dover scrivere un proprio sistema operativo da zero.

Android Open Source Project

Il progetto Open Source Android è guidato da Google e, con il compito di mantenimento e allo sviluppo di Android] secondo il progetto “l’obiettivo è quello di creare un vero e proprio successo, in modo da migliorare l’esperienza mobile per gli utenti, AOSP mantiene anche la compatibilità dei programmi per Android, la definizione di un dispositivo “Android compatibile”, per esempio “quel dispositivo su cui è possibile eseguire qualsiasi applicazione scritta da sviluppatori di terze parti che utilizzano Android SDK e NDK.”, per prevenire implementazioni incompatibili in Android]. Il programma di compatibilità è facoltativo e gratuito, e la suite che consente di effettuare test di compatibilità è sempre gratuita e open-source.

Il kernel Linux

Android è costituito da un kernel Linux 2.6 e 3.x (da Android 4.0 in poi), con middleware, Librerie e API scritte in C (o C++) e software in esecuzione su un framework di applicazioni che include librerie Java compatibili con librerie basate su Apache Harmony. Android fino alla release 4.4 KitKat ha usato la Dalvik virtual machine con un compilatore just-in-time per l’esecuzione di Dalvik dex-code (Dalvik Executable), che di solito viene tradotto da codice bytecode Java. Questa virtual machine, ormai obsoleta, viene rimpiazzata con ART (Android RunTime) integrato in Android 5.0 Lollipop. Questa nuova virtual machine, sviluppata da Google, utilizza un compilatore Ahead-of-time. La piattaforma hardware principale di Android è l’architettura ARM. L’architettura x86 è supportata grazie al progetto Android x86 e Google TV utilizza una speciale versione x86 di Android.

Il kernel Linux di Android mette a disposizione modifiche all’architettura create da Google al di fuori del ciclo di sviluppo del kernel. Un tipico sistema Android non possiede un X Window System nativo, né supporta il set completo standard di librerie GNU, e nel caso del C++ vi è solo una implementazione parziale delle STL. Tutto ciò rende difficile il porting su Android di applicazioni grafiche o librerie sviluppate per GNU/Linux.[ Per semplificare lo sviluppo di applicazioni C/C++ sotto Android si usa SDL che tramite un piccolo Wrapper java permette l’utilizzo della JNI dando un’idea di utilizzo simile a un’applicazione nativa in C/C++.

Le applicazioni Android sono Java-based; in effetti le applicazioni scritte in codice nativo in C/C++ devono essere richiamate dal codice java, tutte le chiamate a sistema fatte in C (o C++) devono chiamare codice virtual machine Java di Android: infatti le API multimediali di SDL sotto Android richiamano metodi in Java; questo significa che il codice dell’applicazione C/C++ deve essere inserito all’interno di un progetto Java, il quale produce alla fine un pacchetto Android (APK).

Google ha contribuito a implementare alcune funzionalità all’interno del kernel Linux, in particolare il wakelock, una funzione che permette alle applicazioni di “risvegliare” il device mentre è in sleep. Quest’ultima feature è però stata rifiutata dagli sviluppatori del kernel mainline, in parte perché hanno ritenuto che Google non abbia manifestato l’intenzione di mantenere il proprio codice. Anche se Google ha annunciato nel mese di aprile 2010 che avrebbero assunto due dipendenti per lavorare con la comunità del kernel Linux,[ Greg Kroah-Hartman, l’attuale responsabile del kernel di Linux per il ramo stabile, ha dichiarato nel dicembre 2010 che era preoccupato del fatto che Google non sembrava più intenzionata a far includere le modifiche al codice nel ramo principale di Linux. Alcuni sviluppatori di Google Android hanno fatto capire che “il team di Android si è stancato del processo”, perché erano una piccola squadra e avevano molto lavoro urgente da fare su Android

In Linux è stato incluso l’autosleep e le capacità wakelocks nel kernel 3.5, dopo molti precedenti tentativi di fusione. Le interfacce sono le stesse ma la realizzazione di Linux ha due diverse modalità di sospensione: a memoria (la sospensione tradizionale che utilizza Android), e su disco (ibernazione, come è noto sul desktop). Nel mese di agosto 2011, Linus Torvalds ha detto che “alla fine Android e Linux sarebbero venuti di nuovo a un nucleo comune, ma probabilmente non sarà per quattro o cinque anni”[35] Nel mese di dicembre 2011, Kroah-Hartman ha annunciato l’inizio del progetto mainlining Android, che mira a mettere un po’ di Android driver, le patch e le caratteristiche, nel kernel di Linux a partire da Linux 3.3.[36]

La memoria flash sui dispositivi Android è divisa in diverse partizioni, ad esempio “/system” per il sistema operativo stesso e “/data” per i dati utente e le installazioni delle app. Diversamente rispetto alle tradizionali distribuzioni GNU/Linux, agli utenti di dispositivi Android non sono disponibili i privilegi di superutente, o root, per l’accesso al sistema operativo e alle sue partizioni, quali “/system”, per le quali l’utente dispone dei permessi di sola lettura. Tuttavia, l’accesso come root sul dispositivo è quasi sempre possibile: in certi casi tramite richiesta al produttore, in altri sfruttando certe falle di sicurezza di Android. L’accesso root viene utilizzato frequentemente dalla comunità open source, per migliorare le capacità dei loro dispositivi, flashare nuove custom ROM (ovvero operazioni di modding, ma anche da soggetti malintenzionati per installare virus e malware.

Altre caratteristiche

L’interfaccia utente di Android è basata sul concetto di direct manipulation ; per cui si utilizzano gli ingressi mono e multi-touch come strisciate; tocchi e pizzichi sullo schermo per manipolare gli oggetti visibili sullo stesso.] La risposta all’input dell’utente è stata progettata per essere immediata e tentare di fornire un’interfaccia fluida. Sensori hardware interno come accelerometri, giroscopi e sensori di prossimità sono utilizzati da alcune applicazioni per rispondere alle azioni da parte dell’utente, ad esempio la regolazione dello schermo da verticale a orizzontale a seconda di come il dispositivo è orientato o che consentono all’utente di guidare un veicolo in una corsa virtuale ruotando il dispositivo, simulando il controllo di un volante.

Android permette di eliminare la cache sia complessivamente sia singolarmente per la specifica app/servizio. Esiste anche un comando che consente di liberare la RAM da app/servizi in esecuzione ma non indispensabili. Oltre alla specifica cache il comando permette di eliminare anche i dati archiviati dalla singola app: in pratica, si ottiene la app come fosse appena installata. Questo menù ;infine, è quello a cui si può ricorrere per terminare la app/servizio piuttosto che disinstallare, potendo altresì selezionare anche i servizi di sistema (visualizzazione avanzata).

La cosiddetta Homescreen (in it. “Schermata principale”; identificata con un’icona che rappresenta una casa) è simile al desktop di Windows ed è la schermata principale che ci si trova appena il device è stato avviato, oppure premendo il tasto Home. L’homescreen di Android è in genere occupata sia dalle icone delle applicazioni sia dai widget cioè dei sorta di gadgets con varie funzioni; ci sono widget che mostrano vari stili di orologi, quelli che mostrano gli ultimi video di YouTube, altri che visualizzano informazioni meteo, quelli relativi alle email. La homescreen vera e propria (cioè la schermata iniziale) può essere integrata da altre pagine tra cui l’utente può scorrere avanti e indietro.

Componente classico del mondo Android è il Launcher (lett. “lanciatore”) ovvero l’applicazione di sistema che sovrintende e gestisce essenzialmente la schermata principale e ; secondariamente, le scorciatoie (shorcut), il cassetto delle applicazioni (app drawer), barra inferiore e barra di stato, menù notifiche e impostazioni rapide. Oltre a quello predefinito esistono numerosi launcher di terze parti che offrono una vasta gamma di personalizzazioni.

Sempre presente nella parte superiore dello schermo si trova una barra di stato, che mostra le informazioni sul dispositivo e la sua connettività. Invece, nella parte bassa dello schermo è solitamente presente la barra inferiore delle app standard: questa rimane fissa allo scorrere delle schermate. Trascinando la barra di stato verso il basso compare una schermata di notifica in cui le applicazioni possono visualizzare notifiche relative a informazioni importanti o aggiornamenti come ad esempio una e-mail appena ricevuta o un SMS; in modo da non interrompere immediatamente l’utente.] Nelle prime versioni di Android tali notifiche potevano essere sfruttate esclusivamente per aprire l’applicazione in questione, ma gli aggiornamenti più recenti hanno fornito maggiori funzionalità; come ad esempio la possibilità di chiamare un numero direttamente dalla notifica della chiamata persa, senza dover aprire l’applicazione telefono Le notifiche sono persistenti fino alla loro lettura o cancellazione da parte dell’utente.

La piattaforma usa il database SQLite; la libreria dedicata SGL per la grafica bidimensionale (invece del classico server X delle altre distribuzioni linux) e supporta lo standard OpenGL ES 2.0 per la grafica tridimensionale.[43] Le applicazioni vengono eseguite tramite la Dalvik virtual machine, una macchina virtuale adattata per l’uso su dispositivi mobili.

Android è stato progettato principalmente per smartphone e tablet, ma il carattere aperto e personalizzabile del sistema operativo permette che sia utilizzato anche su altri dispositivi elettronici tra cui portatili e netbook; smartbook; eBook reader; fotocamere e smart TV (Google TV). Il mercato delle “smart things” è cresciuto in maniera notevole in questi ultimi periodi a tal punto da stimolare la creatività delle persone. Un esempio è lo smartwatch dotato di sistema operativo Android in versione “light”, cuffie,lettori auto CD e DVD,[47]occhiali intelligenti (Google Glass), frigoriferi, sistemi di navigazione satellitare per veicoli, sistemi di automazione per la casa, console di gioco, specchi,[48] telecamere, lettori MP3/MP4 e tapis roulant.

Il logo di Android è stato progettato con la famiglia di caratteri (font) Droid di Ascender Corporation, il verde è il colore del robot che rappresenta il sistema operativo Android. Il colore di stampa è PMS 376C e il colore RGB in valore esadecimale è # A4C639, come specificato dalle linee guida del Marchio di Android. Il carattere personalizzato di Android si chiama Norad. Viene utilizzato solo nel logo di testo.

Ripristino e bootloader

Su Android è semplice poter accedere all’ambiente di ripristino (recovery mode), come accade per qualsiasi distribuzione Linux o per Windows. L’ambiente è come sempre archiviato in una partizione di sistema e nascosta. L’accesso avviene accendendo o riavviando il dispositivo tenendo premuti contemporaneamente, per qualche secondo, anche altri tasti (ad esempio tasto “home” e “volume su”). Il menù mette a disposizione diversi comandi tra i quali;

  • ripristino alle condizioni di fabbrica (hard reset);
  • eliminazione cache;
  • lancio di eseguibili da percorso esterno o memoria flash.

I produttori solitamente personalizzano non solo Android stesso (firmware ROM), l’ambiente di ripristino ma anche il bootloader[51]. Nelle pratiche di modding, oltre a rootare il dispositivo occorre sbloccare il bootloader se si vuole flashare delle custom ROM (ivi comprese delle custom recovery più ricche di comandi di quella base, ad esempio esecuzione di backup e ripristino immagine).

Il bootloader originale, tra l’altro, è il componente che controlla la validità del certificato digitale degli aggiornamenti e delle app, impedendo o richiedendo i permessi di amministratore nei casi di app prive di certificati validi. Anche il bootloader è archiviato in una cartella inaccessibile senza diritti di root.

Aggiornamenti

Android ha un rapido ciclo di aggiornamento, con la distribuzione di nuove versioni ogni sei-nove mesi. Gli aggiornamenti sono in genere di natura incrementale, apportando miglioramenti del software a intervalli regolari, piuttosto che revisioni complete del sistema ogni due o tre anni (pratica comune per i sistemi operativi desktop come Windows). Tra una major release e l’altra vengono messi a disposizione aggiornamenti intermedi per risolvere problemi di sicurezza e altri bug del software. La maggior parte dei dispositivi Android sono in grado di ricevere gli aggiornamenti in modalità “OTA” (over the air), ovvero senza necessità di un collegamento a un PC.

Rispetto ad altri sistemi operativi mobili, come iOS, in genere trascorre parecchio tempo, a volte diversi mesi, fra la distribuzione ufficiale di un aggiornamento Android e l’effettiva distribuzione, da parte dei vari produttori OEM, ai dispositivi in grado di supportarlo. Questo non avviene però con i dispositivi della serie Nexus più recenti (attualmente Google Nexus 5X, Google Nexus 6P, Pixel, Pixel e il convertibile Pixel C).Nel 2011, Google ha siglato un accordo con un certo numero di produttori annunciando l'”Android Update Alliance” e impegnandosi a fornire aggiornamenti tempestivi a ogni dispositivo per 18 mesi dalla sua immissione in commercio. Ciononostante, per l’ultima distribuzione del sistema operativo Lollipop, Google ha deciso di coinvolgere gli ormai datati Nexus 4, 7 (versione 2012) e 10, che hanno sforato i 18 mesi dalla data d’uscita (fine 2012, che, al conto dei 18 mesi, sarebbero dovuti uscire dalla linea d’aggiornamento nel primo semestre 2014).

Il motivo per cui si verificano questi ritardi è dovuto a vari fattori. In primis vi è la necessità di personalizzare il sistema sullo specifico hardware di ogni dispositivo. Gli aggiornamenti ufficiali vengono infatti distribuiti da Google per i device di riferimento (attualmente Google Nexus 5X, Google Nexus 6P, Pixel, Pixel e Pixel C). Ogni produttore dovrà poi adattare il sistema ai propri dispositivi, operazione che richiede tempo e investimenti non indifferenti. Per questo motivo molti produttori si concentrano prima di tutto ad aggiornare i loro dispositivi di punta più recenti, allungando ancor di più i tempi per i vecchi dispositivi. In alcuni casi i produttori hanno rinunciato addirittura ad aggiornare dei vecchi dispositivi pur in grado di supportare le nuove versioni del sistema operativo.

Ad aggravare ulteriormente il problema, si aggiunge il fatto che la stragrande maggioranza dei produttori personalizzano l’interfaccia di Android per differenziarsi sul mercato e; a ogni aggiornamento, devono riportare le proprie personalizzazioni sulla nuova versione. Alcuni commentatori hanno notato che, allo stato attuale, i produttori non sono incentivati ad aggiornare i propri dispositivi, incentivando gli utenti a passare a un modello più recente (e aggiornato). Come accade per iOS l’esecuzione del ripristino alle condizioni di fabbrica (o hard reset o wiping) mantiene la versione corrente del sistema operativo (cioè gli aggiornamenti installati sono conservati).

Sicurezza

Uno dei più grandi problemi di sicurezza e la mancanza del rilascio dei aggiornamenti da parte dei prodottori: mentre Google rilascia i aggiornamenti per oltre cinque anni, i produttori dei dispositivi (OEM) devono implementare i aggiornamenti per ogni singolo device. Spesso questo succede solamente per i primi 12 mesi dopo il rilascio. In Italia per esempio, si tema che oltre 50% dei smartphone in uso non ricevono più aggiornamenti di sicurezza.[54]

Diversi marchi commerciali hanno prodotto del software antivirus per dispositivi Android. Un articolo del 2011 apparso su ExtremeTech ha sollevato l’opinione che gli antivirus disponibili all’epoca, su Android, fossero praticamente inutili,] perché per il principio di minimo privilegio le app non possono agire a livello di kernel ma soltanto applicativo, e quindi qualunque applicazione; anche installata da fonti di terze parti, non avrebbe i permessi sufficienti per apportare danni permanenti al sistema.

Al fine di migliorare la sicurezza del sistema, Google ha introdotto dei meccanismi automatici di analisi del software per bloccare eventuali applicazioni malevole presenti nel market Google Play.[ Queste soluzioni hanno ridotto il problema ma delle analisi tecniche hanno evidenziato che le analisi automatiche possono essere aggirate. Un’analisi McAfee stima che nel 2012 l’85% dei virus per dispositivi mobili sia stato sviluppato per dispositivi Android. Tuttavia, con l’introduzione del Google Play Service 5.0, questo problema dovrebbe ridursi, poiché il dispositivo potrà contare su aggiornamenti della sicurezza costanti.

A partire dalla versione di Android L, le informazioni e i dati personali presenti sul terminale vengono cifrati di default dal dispositivo. La cifratura dei dati era stata introdotta tre anni prima, ma doveva essere abilitata manualmente.[

Firmware

Nel mondo dei produttori di dispositivi OEM (Samsung, LG, ecc.) con la dizione Android Stock s’intende una versione di Android originale ovvero quella utilizzata sui dispositivi Google]. Infatti, i produttori personalizzano (più o meno intensivamente) Android con launcher, funzioni e app proprietarie.

I telefoni che utilizzano Android come OS possono ottenere (grazie al lavoro di alcune comunità, come quella di XDA) i permessi di root; essendo Android basato su kernel Linux. Questo “sblocco” permette ai dispositivi di accedere a funzioni avanzate, come gestire direttamente CPU e app di sistema, altrimenti inaccessibili, ma permettono anche all’utente di cambiare il firmware del telefono. Senza i permessi aggiuntivi è comunque solitamente possibile installare eventuali aggiornamenti firmware ufficiali del produttore del dispositivo, senza far decadere la garanzia dello stesso.

Inizialmente tutto il lavoro si era concentrato sull’HTC Dream con firmware come Mikhael, JacHero, TheDudes e altri.

A oggi la completezza dei firmware preinstallati dai produttori non spinge gli utenti a sostituire il firmware con altri creati dalle comunità online, ma rimane comunque molto popolare la ROM CyanogenMod[60] compatibile con molti terminali fra cui il Nexus One, l’HTC Magic e l’HTC Desire e successivamente con Galaxy S e Galaxy S II, One X, One S, LG Optimus L9, LG Optimus G, Galaxy Nexus, Galaxy SIII e Galaxy S4, Nexus 5, LG G2, HTC One M7. È pur vero che le ROM “cucinate” spesso permettono una maggiore libertà di gestione da parte dell’utente, includendo funzionalità particolari e ampia possibilità di personalizzazione. Esistono raccolte di firmware come quella di AndroidPedia.

Per gli utenti avanzati l’utilizzo delle custom ROM Android rilasciate dalla community permette di liberarsi dalle applicazioni e personalizzazioni del produttore (del dispositivo); quasi sempre non disinstallabili o modificabili (cosa che non succede nel mondo dei PC).

Dispositivi

Smartphone

T-Mobile G1, il primo dispositivo con Android.

Il primo dispositivo mobile dotato della piattaforma Android è stato il T-Mobile G1, prodotto dalla società taiwanese HTC e commercializzato dal carrier telefonico T-Mobile. Il prodotto è stato presentato il 23 settembre 2008 a New York, mentre la data di uscita nel mercato è stata il 22 ottobre 2008. Le caratteristiche principali del dispositivo sono: tastiera QWERTY; schermo touchscreen da 3,2 pollici con risoluzione di 320×480 pixel, supporto per la connettività 3G UMTS/HSDPA a 7,2 Mbit/s, 192 MB di RAM e 256 MB di memoria flash. Alcuni smartphone della serie Galaxy con a bordo Android Marshmallow, Nougat e Oreo.

Il prezzo di lancio era di 179 $ negli Stati Uniti, con obbligo di sottoscrizione a un contratto biennale con il carrier T-Mobile, mentre in Italia il dispositivo è noto con il nome di HTC Dream e il prezzo iniziale fu di 450 € senza contratto. Il dispositivo è stato inizialmente distribuito negli Stati Uniti d’America il 22 ottobre 2008 e nel Regno Unito il 30 dello stesso mese. In seguito è stato commercializzato in Italia HTC Magic, un dispositivo con caratteristiche simili a quelle del T-Mobile G1; seppur non dotato di una tastiera a livello hardware; in seguito è stato introdotto da parte di Samsung il dispositivo Galaxy dotato di schermo AMOLED in seguito il Galaxy S dotato di una fotocamera senza flash, presente però nel suo successore Galaxy S II.

Il primo dispositivo dotato di Android 2.0 è il Motorola Milestone, presentato nell’ultima parte del 2009 e commercializzato in Italia intorno ai 499 euro.

Il 4 gennaio 2010 è stato distribuito il nuovo Nexus One, dotato di Android 2.1, prodotto da HTC e Google. A stretto giro di posta, la versione 2.1 diventa disponibile anche per gli altri dispositivi Android quali HTC, Motorola e altri.

Nel 2010 sono stati poi presentati e messi in commercio una nuova generazione di smartphone con sistema operativo Android che spinti dal Nexus One hanno caratteristiche tecniche di livello superiore (processore da 1 GHz e RAM fino a 512 MB). Tra questi troviamo l’HTC Desire, Samsung Galaxy S e l’LG Optimus Black.

Homescreen di un HTC Evo 4G, che mostra un orologio e widget meteo nella parte superiore, e le scorciatoie app nella parte inferiore

Il 16 dicembre 2010 è stato distribuito il successore di Nexus One: il Nexus S, prodotto da Samsung; è il primo terminale Android a montare in partenza la release 2.3 dell’OS, denominata Gingerbread.

Secondo Wikimedia Foundation, il sistema operativo Android ha una diffusione tra tutti i dispositivi mobili pari al 22,94% (aggiornamento agosto 2011); nell’ultimo trimestre del 2010 Android è riuscito a superare Symbian, l’incontrastato sistema operativo di Nokia per oltre 10 anni, vendendo nel mondo ben 32,9 milioni di smartphone contro i 30,6 milioni di Symbian. Dal 2008 Android è cresciuto, anno su anno, del 615,1%.

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